Cinque brand indipendenti di lingerie che non potete non conoscere

A Second Skin

Cinque brand indipendenti di lingerie che non potete non conoscere
Di ShoppingMap.it

“ (…) L’Essenziale è invisibile agli occhi” Antoine de Saint -Exupéry, Il Piccolo Principe

Essenziale, forse è questa la chiave di lettura.

L’idea di lusso che col tempo abbiamo assimilato è sempre più vicina a quella di comfort, made to measure, sostenibilità, autenticità, equilibrio, decelerazione, naturalezza: ossia tutto ciò che ci aiuta a star bene nella nostra pelle, organo che, non a caso, è tra i più stupefacenti e ricettivi del nostro sistema, con cui l’intimo ha un dialogo privilegiato. 

Non è un caso infatti che proprio il mondo underwear abbia visibilmente beneficiato di questo nuovo sguardo sulla quotidianità, complice una sempre più vivace tendenza home e leisure-wear fatta di spazi tutti per sé, ordinarie magie, gesti semplici ma di senso: una ritualità che talvolta ci accompagna anche fuori dal nostro nido e che pretende il dovuto agio, senza ovviamente rinunciare ad una sensuale femminilità.

L’era dei ferretti, delle stecche di balena, dei push-up e dei pizzi ultra barocchi pronti a modellare il corpo a propria immagine e somiglianza sta quindi cedendo il passo ad una lingerie effetto nude, volta alla valorizzazione delle proprie forme grazie a un passaggio mentale più sottile, quello dell’accettazione di sé.

I cinque brand indipendenti di intimo che vi presentiamo riflettono proprio questa tendenza.


The Great Eros
“Il primo pezzo che si indossa al mattino, l’ultimo che ci si toglie la sera”. Lo sa bene Christine Viviani, dal 2016 alla direzione creativa del brand The Great Eros, dopo gli studi a New York, molti sacrifici e un’esperienza quindicinale come designer presso Donna Karan, Neal Sperling e Adrienne Vittadini. Nel dio greco dell’amore sensuale, Christine ha trovato la chiave di lettura per le sue collezioni; non solo attrazione magnetica, ma amore per sé stessi e per gli altri, ogni dettaglio è atto a suscitare questo sentimento: l’organza quasi impalpabile delle sue culotte, la morbida seta dei balconcini e l’uso di tessuti innovativi per un fitting quasi sartoriale -il tutto avvalorato dalla migliore confezione Made in Italy, nel completo rispetto della vita di una donna in continuo movimento, in continua evoluzione. Non solo underwear, l’ampliamento di gamma si estende anche a profumi, piccoli accessori e una linea ready to wear  (interessante in tal senso il top Infinity Tube, in raffinato jersey giapponese da indossare e abbinare in mille modi) che ovviamente molto ricorda il dna del brand.

 

Dora Larsen
Georgia Larsen è buyer di lingerie della catena Topshop quando nel 2016 fonda il brand indipendente Dora Larsen -che ancora oggi gestisce assieme al marito Jake e a un piccolo team-, consapevole della mancanza sul mercato di un intimo sensuale, femminile ma privo della scomodità tipica di un prodotto eccessivamente strutturato e alla moda. L’imprenditrice londinese sceglie quindi di puntare in prima battuta sulla vestibilità dei suoi capi, funzionali e adatti alla vita di tutti i giorni grazie alla scelta di tessuti morbidi e adattabili; sono tuttavia i caleidoscopici abbinamenti di colore a rendere Dora Larsen riconoscibile al primo sguardo: celeste acceso e rosa conchiglia, ruggine e confetto, senape e viola melanzana. “La creatività - disse Matisse - necessita di coraggio”, e quello di Georgia non si limita solo agli accostamenti cromatici: un occhio di riguardo infatti è anche riservato alla sostenibilità e all’inclusività -ben visibile in tal caso dalla scelta delle sue modelle, afro o caucasiche, burrose, orgogliosamente reali o skinny quanto basta; il contributo del brand a favore di un’economia circolare è evidente a partire dall’uso di pizzi confezionati con filati riciclati, maglie e cotoni certificati, organici e soprattutto local per evitare lo spreco di carburante e consolidare l’abitudine al “chilometro-zero”; per ogni acquisto online infine, Dora Larsen dona una percentuale del ricavato a supporto di enti impegnati sul fronte ambientale e sociale. Comprare meno quindi ma comprare meglio, in tutti i sensi.



Chitè
L’avventura di Federica Tiranti e Chiara Marconi ha un inizio molto romantico; è primavera e in una creperie di Parigi decidono di fare la loro parte affinché ogni donna, al di là della taglia e dell’età, possa sentirsi bella, semplicemente amandosi un po’ di più. Nasce così Chitè Lingerie, una startup innovativa dinamica e indipendente come le donne che si propone di rappresentare. Attraverso la piattaforma digitale MyChitè, ogni capo può essere creato su misura: dal colore, al materiale, al modello, alle misure, la customer experience è garantita munendosi semplicemente di un metro da sarta. Capi di qualità ma dal prezzo accessibile; la loro è Slow Couture: l’esclusività di un prodotto totalmente Made in Italy capace di ridare valore ai piccoli dettagli e alla lentezza del gesto manuale, è infatti avvalorata dal fatto che le collezioni si scostano dal classico calendario stagionale, in favore di diverse capsule in limited edition presentate a cadenza mensile. Oltre allo slip iconico Lover, in raso di tulle arricciato e personalizzabile attraverso il ricamo di una frase a scelta, Chitè offre una gamma completa di underwear e accessori all’insegna della trasparenza (tulle o maglina in lurex tra i tessuti più utilizzati), della femminilità e dell’unicità, per dar spazio all’empowerment femminile, alla propria personalità e al cambiamento.



Shh
Sara Bazzoli ed Elena Belluchi amano la provocazione, quella discreta, elegantemente sfacciata. Dopo svariate esperienze in ambito interior ed events, le loro strade si incrociano grazie ad un amico in comune, convinto non a torto che il loro incontro sarebbe stato esplosivo: nel 2015 fondano infatti lo studio Tiche atelier di set e interior design che ad oggi si occupa della progettazione e creazione di eventi per poi, 3 anni dopo, portare la loro professionalità su quello che considerano più di una semplice lingerie: Shh è un “accessorio d’abbigliamento” da svelare discretamente sotto una giacca o portare in casa in totale relax, tanto sexy nella misura in cui fa sentire a proprio agio col proprio corpo, in maniera irriverente ma mai volgare o gridata. L’intimo diviene quasi strumento per comunicare una nuova femminilità, un canale dove convogliare l’energia del girl-power, anche -perché no- per affrontare tematiche sociali importanti attraverso la sorellanza della community.  Ogni capo viene realizzato e ricamato in Italia, preferendo il materiale naturale per eccellenza, il cotone, interpretato in diversi colori, modelli e fantasie. Ormai iconiche le loro mutandine arricciate dall’estetica discreta e romantica volutamente interrotta da messaggi (ricamabili anche su commissione) che rivelano il carattere delle moderne eroine che le indosseranno: donne forti e positive che seducono con ironia, tutte da scoprire. Di qui il nome del brand “Shh”…perché, come la personalità di ognuna di noi, “certi segreti sono troppo belli per rimanere nascosti”.



Love Stories
Dall’iniziativa di Marloes Hoedeman, olandese formatasi ad Amsterdam come interior stylist, nasce nel 2013 Love Stories, brand di lingerie indipendente con un focus sulla bralette, celebrata come il più semplice e sensuale indumento che una donna possa indossare. La passione per i tessuti e le combinazioni di colori e fantasie, unita alla constatazione che l’unica alternativa possibile ad un intimo sexy ma scomodo fosse uno sportivo ma poco femminile, dà la spinta a Marloes per lanciarsi in questa nuova avventura, senza un background specifico ma con grande intuito. I modelli sono accattivanti, i colori tenui e l’estetica sofisticata: Love Stories piace, favorendo un ampliamento della gamma che andrà a comprendere una collezione di costumi boho-chic  (in parte o del tutto simili all’intimo tranne che per il materiale), accessori, un confortevole e seducente ready-to-wear, fino alla linea premium Essentials e al modello Grand Amour per le forme generose. Un punto di attenzione non manca verso il tema della sostenibilità: i costumi ad esempio sono realizzati con poliestere e poliammide riciclato provenienti dal nylon delle reti da pesca o delle bottiglie di plastica, mentre ogni prodotto, dal materiale alla tintura, è certificato come non-tossico secondo i migliori standard qualitativi.