Luca Larenza: il writer che intreccia fili e colori
Per favore no. Non chiamatelo stilista, lui è un creativo. E per forza, perché per piazzare un fantastico vecchietto su un set e mettergli in mano indistintamente galline e fiori, di creatività ce ne vuole a bizzeffe. Altro che modelli “normali”. Luca Larenza, campano doc, è quindi un creativo emergente che si occupa essenzialmente di maglieria per uomo, adesso alla sua quarta collezione, il cui percorso, non proprio tradizionale, mescola una vena inventiva ad un’altra più… “inquadrata”. Nel senso che se due più due fa quattro, per Luca quel quattro deve essere in qualche modo intrappolato in una rete di fili colorati.
Luca, raccontaci brevemente il tuo percorso.
In realtà nasco come writer. Ho frequentato il Liceo Classico poi niente scuole di moda. Ho studiato Legge e poi ho fatto un Erasmus in Spagna, a Madrid, dove ho lavorato come buyer per alcune multinazionali del settore moda/retail. Sono tornato a Milano nel 2008 e ho cominciato a collaborare con Angelo Fusco; stando lì nella sua boutique di Via Montenapoleone si è sviluppata sempre di più la mia passione per le cose dal gusto artigianale, l’ossessione per i dettagli e le forme. Dallo stesso anno del mio rientro a Milano, il 2008, c'è con me Davide Valentino, mio caro amico e collaboratore che da il suo apporto creativo e stilistico al brand Luca Larenza.
Il concorso per talenti emergenti Who’s on Next ti ha aiutato?
A livello di conoscenze sì, e anche per quanto riguarda le relazioni con la stampa, a livello commerciale non moltissimo, ma all’inizio per un creativo conta soprattutto avere visibilità.
Creativo e non designer?
Non mi definisco un designer, ma un creativo. Lo “stilista” preclude un concetto più scolastico, invece io mi occupo di tutto, dal disegno alla scelta dei materiali e così via. Se si vuole entrare nel mercato si deve essere riconoscibili e per essere tali bisogna essere sia visionari che manager di se stessi, e in questo il mio percorso da buyer mi ha aiutato. Un creativo può anche essere uno stilista, ma fa di più della mera parte tecnica.
Ti occupi essenzialmente di maglieria, per lo meno fino ad ora. Perché questa scelta?
Maglieria perché mi piace il filo, sono affascinato dal volume, dagli elementi che si creano, e dall’idea del calore. E tutto ciò secondo me deriva anche dal mondo dei graffiti.
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Cos’è che ti piace creare particolarmente?
I capispalla, anche perché Napoli ne gode di una forte tradizione. E a me piace tutto: sia andare in sartoria dove c’è il vecchietto che cuce, che reinterpretare poi in chiave moderna e contemporanea un capo che è prettamente classico.
Molti stilisti a questa domanda rispondono “non è uno stile preciso”. Il tuo stile com’è?
Io lo so benissimo invece, il mio stile l’ho voluto definire casual-chic con un tocco di irriverenza.
Qual è la maniera migliore di comunicare il prodotto?
Sono importanti sia lo show-room che il punto vendita, perché il mio prodotto è di alta qualità e ci vuole un contatto diretto, è necessario. Per quanto riguarda la comunicazione vera e propria per una campagna ad esempio abbiamo usato un vecchietto e su Internet ha avuto un successo pazzesco. E’ qualcosa di diverso e ha funzionato!
Il primo capo che hai realizzato e l’ultimo.
Il primo è stato una T-shirt con stampe ispirate al mondo della street-art, l’ultimo un cappotto sfoderato.
A cosa ti ispiri?
Mi ispiro a tutto, ad una foto, una canzone, un video…
A chi vorresti vedere addosso le tue creazioni?
Ad un uomo tipo Adrien Brody o Vincent Cassel, che abbia personalità forte. Niente Brad Pitt insomma…
di Lucia Del Pasqua









