Ironia e serietà: gli ingredienti delle PR di de Vivo

Lui è fatto così. E’ un PR che non tartassa, ma nemmeno che si nega, fa tutto ciò che di più tradizionale bisogna fare nella comunicazione, ma lo condisce con la sua originalità, con il suo modo di fare ironico e con una parlantina che non smentisce le sue origine toscane. I suoi clienti? Uno, nessuno e centomila, perché la comunicazione è la comunicazione, è un po' come la legge, uguale per tutti, sia che riguardi la moda che il design. Insomma, Paolo de Vivo è uno che al contrario di quanto spesso succede nel suo ambiente, le cose te le dice in faccia e probabilmente è anche questa la chiave del successo suo e del suo ufficio di comunicazione e relazioni con la stampa a Milano. Con noi Paolo non si è negato, anzi, siamo stati noi a tartassarlo di domande.

Paolo, ci sono varie categorie di PR, quelli che se la tirano, quelli che manco mandano una mail ad un giornalista a meno che non sia direttore, quelli che “va bene tutto pur che se ne parli”. Tu che PR sei, che “strategia” adotti per comunicare con la stampa?
Mi spiace non rientrare nel cliche del PR della moda, diciamo che cerco di fare un lavoro che porti a risultati eccellenti per la comunicazione dei miei clienti. Strategie non ne ho, mi rifaccio ad un tradizionale lavoro di ufficio stampa dove a noi è richiesto di creare e spiegare alla stampa delle news che abbiano un valore e un senso compiuto, e ai miei interlocutori nei media quello di prendere in considerazione per un’eventuale pubblicazione il materiale che viene sottoposto. Tanto quanto questo equilibrio professionale è rispettato, tanto si può contare su un successo della comunicazione.

Quando sei entrato a far parte di questo mondo e come?
Ho iniziato come assistente artistico al direttore creativo di un’agenzia pubblicitaria internazionale a 21 anni. Sono passato alle PR per caso qualche anno dopo facendo come tutti la gavetta, grazie ad una persona speciale e ad una maestra d’eccezione. E’ un lavoro che mi ha dimostrato fin dal primo giorno che può cambiare all’infinito, evolvere e modificarsi, rendendo sempre viva la creatività. 

La comunicazione sta cambiando, su questo non c’è dubbio. In che direzione? C’è qualcuno che secondo te la “rovina”?
Il cambiamento lo detta la società che si evolve e soprattutto le nostre necessità di consumatori. Non sono preoccupato di chi può eventualmente rovinarla, il segreto sta per noi nel fare un lavoro con attenzione e criterio senza allontanarsi né distrarsi dagli obiettivi sinceri della comunicazione stessa. Tutto quello che ad esempio connotava il fashion system oggi è superato, sono emerse figure professionali nuove e più giovani con un notevole spessore che sono molte lontane dalle regole anni Ottanta che avevano reso triste il lavoro di PR.

C’è un cliente che sogneresti di avere e perché?
Sogno sempre di lavorare con i miei clienti di oggi che ho scelto e che raccolgono una alla volta tutte le caratteristiche che mi piacciono.

Ti occupi essenzialmente di moda. Se si presentasse un cliente del settore per esempio dell’edilizia tu che fai?
Non mi occupo solo di moda, ho aperto il mio ufficio quasi nove anni fa, dopo molti anni di moda, partendo con il design e passando agli orologi svizzeri per poi ritornare anche alla moda.
Arrivando dalla pubblicità la prima regola che ho imparato  che tutti i clienti sono il miglior cliente e che non c’è differenza dettata dalla categoria merceologica. E per l’azienda edile studierei un piano di comunicazione ad hoc

L’immagine nel tuo lavoro conta. Oppure sei dell’idea che l’abito non fa il monaco?
Quella personale conta soprattutto per me, e la cura del guardaroba per esempio è un aspetto che fa parte della personalità. Non nego che la cura dell’immagine riflette il suo valore anche nel lavoro e sarebbe stupido non considerarlo. Diciamo che amo gli eccessi ma apprezzo il buon senso e soprattutto è importante l’educazione.

A proposito di immagine, che ne pensi dei look che si vedono in giro durante le fashion week?
Sono giustamente finalizzati a farsi vedere e fotografare, quindi ben vengano anche quelli stravaganti. Naturalmente la realtà sta da un’altra parte e gli stessi fashion followers o victim sono assolutamente fuori luogo vestiti così anche solo per un invito a casa. 

di Lucia Del Pasqua

 

 

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