Gabriele Colangelo voleva fare l’insegnante
Menin aeide thea, peleiadeou akileous oulomenen... Questo è l’incipit dell’Iliade in greco,"Canta l'ira, o dea del Pelide Achille l'ira funesta"; anche l’inizio di Gabriele Colangelo probabilmente doveva essere in questa lingua, vista la sua passione per le lettere antiche, poi qualcosa è cambiato ed è iniziata così la sua personale Iliade nella moda, partendo con il disegnare la linea Versace Jeans Donna e continuando con altre collaborazioni importanti, da Roberto Cavalli a Genny, dove è attuale direttore creativo, fino alla creazione del suo marchio, Gabriele Colangelo.
Visto il suo indubbio talento, ci auguriamo che la sua avventura sia come un poema e pico, destinata ad essere lunga ed avventurosa; nel frattempo ha risposto lui alla nostra interrogazione-intervista sul tema moda, niente metrica greca, giuriamo.
E’ vero che sognavi di fare il professore di latino e greco? E poi cosa è successo?
Sì. Avrei voluto fare il professore di latino e greco. A scuola ero affascinato dalle lezioni della professoressa di lettere, che mi ha indirizzato verso il liceo classico. Poi ho anche scelto di frequentare Lettere Antiche all’università. Ero, e sono, un appassionato delle grammatiche, della glottologia, della filologia. Ma sono arrivato a metà del percorso di studi e mi sono reso conto che quella non era la mia strada. Non mi sentivo pienamente realizzato; cosi ho ricominciato a disegnare. Una “antica” passione. Una inclinazione naturale che è passata attraverso esperienze importanti in Versace, Cavalli, Amuleti J, fino alla mia label nel 2008.
Hai vinto il concorso per giovani emergenti Who’s on Next. Concretamente ti ha aiutato? Se sì come?
Ho partecipato all’edizione 2008, con una parte della collezione appena presentata a Milano e un’anticipazione della collezione primavera-estate di prêt-à-porter. Non avrei mai pensato di vincere. E’ stata la svolta. Se prima il nome “Gabriele Colangelo” era legato ad Amuleti J, adesso era riconosciuto come brand di una label costruita attorno alla mia firma e al mio stile. La vittoria è stata un incentivo enorme: aver ricevuto un riconoscimento da una giuria di così alto profilo professionale e intellettuale, della quale fanno parte tutti i massimi esperti al mondo, da Franca Sozzani ad André Leon Talley di Vogue America, mi ha permesso di capire che avevo preso la strada giusta, e che forse stavo raccontando qualcosa.
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Come fa una donna ad essere elegante? Cosa deve indossare?
Deve essere prima di tutto sé stessa. A proprio agio con quello che indossa.
Tilda Swinton, Audrey Tautou, Julienne Moore sono donne di grande fascino, diverse tra loro, che incarnano un mio ideale di femminilità e lo ispirano, nella loro grazia e nella loro forza. Trovo che la figura debba emergere per quello che è e risultare, nell’insieme, garbata, a prescindere dagli abiti che scelga di portare. La sensualità e la femminilità prendono spesso forma dove non le si aspetta.
Il mondo della moda: superficiale, magico, elitario… tu come pensi che sia?
Il mondo della moda è uno dei tanti mondi possibili, con i pregi e i difetti che si possono riscontrare anche in altri settori.
Questo lavoro richiede serietà e sacrificio: la moda mi dà molto tutti i giorni in termini di motivazione e mi ha permesso di incontrare grandi professionisti nonché tanti amici.
I capi da eliminare dal guardaroba?
Nulla. Conservare quello che ci fa stare bene, magari da riscoprire con gli anni: può sempre essere una bella sensazione.
foto di Oskar Cecere
di Lucia Del Pasqua









