Due pillole del Guerrini al giorno e ti levi il medico di torno

Doveva far dire trentatré, invece poi ha deciso di dispensare pillole di… moda, che costituiscono pur sempre una dose quotidiana di medicina a base di buonumore e un’iniezione di notizie fashion e di costume. Le pillole di Stefano, quel Guerrini che alle sfilate è sempre sorridente, d’estate con ventaglio, d’inverno con la sua immancabile sciarpetta, rappresentano il suo blog, un po’ personale, un po’ di cultura modaiola più o meno generale, all’interno del sito Gqitalia.it. Un paio al giorno et voilà, la ricetta per essere sempre informati sul mondo della moda è fatta! Tra parentesi, Stefano cura anche il sito Webelieveinstyle.it, è editor at large di Dapasserella.it e collabora con Velvet e Modem.

Da piccolo che volevi fare? E ora che dai grande fai il giornalista da ancora più grande vorresti fare qualcos altro?
Da piccolo ho sempre sostenuto di volere fare il medico. Da piccolissimo dicevo il ginecologo, poi il pediatra. Alla fine mi sono laureato con una tesi in neurologia pediatrica e mi sono specializzato in psicoterapia. Ma nel tragitto la passione per la moda e la popular culture, per le arti visive, si è fatta sentire e quella che era una passione è diventata una professione. Io non sono un giornalista, sono un redattore, un fashion writer (oltre che un blogger e un docente di moda). In futuro? Le idee sono tante. Quella dell’insegnamento è stata una bella scoperta, quindi mi piacerebbe continuare, continuare col mondo del web anche, rimanere ovviamente nel mondo della comunicazione legata alla moda, magari coordinando un gruppo creativo di persone. L’idea della piccola Factory guerriniana mi solletica tantissimo l’idea!

I colleghi del fashion system: amore e odio o amore o odio? Ci sono delle categorie, che con gli anni hai imparato a distinguere ( es: i megalomani, quelli che scroccano tutto, quelli che ci credono veramente…)
Le persone simpatiche e quelle antipatiche esistono in tutti i settori, così come quelle intelligenti e quelle meno intelligenti. Con gli anni ho capito che nutro un’antipatia immediata per chi se la tira e quindi quando incontro una persona un po’ snobbish tendo a farmi indietro. I veri grandi, e anche qui secondo me in tutti i settori, sono quelli che si comportano in maniera naturale, rilassata e tranquilla con tutti. In passato fermai, da fan, personaggi come Polly Mellen, all’epoca fashion director di Allure, ma in precedenza fashion director anche di Vogue Us, Andrè Leon Talley, Suzy Menkes e tutti sono sempre stati gentilissimi con me, chiedendomi anche cosa facevo e perché li stessi fermando, domanda che mi spiazzava all’epoca sempre, visto che per me erano e restano dei miti. Ci sono persone nell’ambiente dall’ego molto ipertrofico, ma io tendo a vederne le debolezze e, anche se a volte certi modi di fare proprio non li amo molto, cerco di ricordare a me stesso le sagge parole di Virgilio a Dante…e sono sicuro che ci siamo capiti. 
Ho molti amici nel settore, sono molto aperto e un chiacchierone, per cui tendo a conoscere con facilità, e ho avuto modo di incontrare persone amabili, valide, simpatiche e, soprattutto, che lavorano tanto. Perché non c’è luogo comune che mi fa più incavolare di quello che vorrebbe chi lavora nella moda come uno che passa il tempo a guardarsi allo specchio. Il fashion system è fatto di gente molto seria e che si impegna molto, o almeno io considero quella!

Che differenza c’è tra un blogger e un giornalista?
Dipende da che giornalista e che blogger. Non voglio essere criptico, ma ritengo ci siano penne meravigliose nell’editoria convenzionale, così come blogger sveglissimi e molto bravi. Poi le categorie ora sono notevolmente mescolate, c’è il giornalista famoso che apre un blog e blogger importanti che scrivono sulla carta stampata. Viviamo in un’epoca dove vige la fluidità, il sapersi riciclare, adattare, la possibilità di cambiare, per cui trovo interessante che mondi apparentemente divisi si mescolino. Se l’iniziale divisione fra il blogger e il giornalista si basava sul fatto che il secondo è il professionista, mentre il primo è l’appassionato, wannabe, direi che siamo ora ben lontani da quella dimensione.

Quali sono le cose brutte del tuo lavoro ( Mancanza di tempo, avere troppi amici del settore…)?
Ho la fortuna di avere amici del settore e non che mi aiutano a tenere i piedi saldi per terra, ho interessi che esulano dalla moda che mi permettono di distrarmi, ma al tempo stesso la moda è ancora una mia grande passione per cui quello che faccio, anche se faticoso, quando mi ritrovo a scrivere la notte ad esempio, non lo vedo come un grande peso. Mi urta molto quando non vedo premiato il mio lavoro o lo vedo svalutato, succederebbe in ogni settore, non è una caratteristica limitata ad un solo mondo, ma sicuramente mi urta. Non viviamo in una società che premia sempre il merito e, al di là di quelli che possono essere i miei di meriti, l’osservare a volte personaggi crescere e ritenere che non se lo meritassero non mi ha fatto star bene. Auspico sempre la collaborazione fra colleghi, il poter vivere, e quindi lavorare, in un mondo dalla mentalità aperta al nuovo e non obsoleto, che sappia mettere in luce ciò che è valido, dove educazione e rispetto siano parole importanti. Se per caso mi vedete triste è perché qualcosa è arrivato a ricordarmi che non sempre è così.

E’ vero che la carta stampata ha i giorni contati?
Non credo. Ritengo che cambierà, ma non nell’immediato, il nostro rapporto con i giornali. Le nuove tecnologie ci faranno considerare i magazine in un altro modo. Ad esempio le applicazioni su Ipad possono ben spiegare come cambia il giornale in funzione dell’arrivo di mezzi avanzati. Ma le riviste rimarranno, già ora è abbastanza chiaro che se una testata esordisce sul mercato lo deve fare proponendosi in maniera totalmente nuova e inaspettata. I giornali avranno edizioni speciali, di lusso, per collezionisti, a tiratura limitata, contenuti particolari, vicino al mondo dell’arte e capaci di esaltare la fotografia. Lay out grafici, rilegature, carte saranno speciali. Visionaire, ma anche testate come Self Service, insegnano.

La giornata tipo di Stefano Guerrini.
Non c’è una giornata tipo! La mia vita è spesso su un treno, fra la Romagna e Milano e quindi dipende dove sono. Potrei essere a Milano, allora sono molto allo Ied, ma anche in giro per la città per appuntamenti legati al mio lavoro, scegliere abiti per uno shooting o semplicemente andare ad un press day o passare a trovare qualche amico del fashion system per vedere i nuovi lavori, le collezioni. Potrei essere in Romagna e qui sono spesso davanti al pc oppure passo a trovare gli amici da A.N.G.E.L.O. o agli Archivi Mazzini, che sono a pochi minuti da casa mia. Se posso quando sono a Milano cerco di dedicarmi un po’ agli amici, mentre in Romagna molto tempo è dedicato alla mia famiglia. Il telefono sempre a portata di mano, il surfin’ sul web, di link in link, la ricerca sui giornali, il tentativo di tenere in ordine l’Archivio Guerrini sono ovviamente una costante delle mie giornate!

di Lucia Del Pasqua

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