A-lab Milano, l'unione fa la forza
Loro ci hanno messo la firma, anzi, un timbro, quello del loro logo, sul made in Italy, perché le loro creazioni sono fatte tutte tra tacco e gambale del nostro stivale tricolore. Alessandro Biasi e Simona Costa ci hanno messo anche il cuore con tutta la sua passione su A-lab Milano, marchio che ha visto gli albori nel 2006 e che adesso, per esempio, è stato scelto dal direttore di Vogue Italia Franca Sozzani come una delle proposte emergenti al The Talent Store al Fidenza Village.
Lo stile A-Lab è caratterizzato da forme rigorose, tagli precisi e materiali innovativi e i suoi autori, Alessandro e Simona, non potevano scapparci per una mini-intervista.
Siete in due, Alessandro e Simona: chi fa cosa? Secondo voi è importante essere amici oltre che colleghi, e perché?
S: Lavoriamo a stretto contatto, abbiamo competenze diverse ed è proprio questa la nostra forza, Alessandro crea il mood e schizza la prime idee, le stampe.
A: ...e dalle sue mani sapienti inizia a prendere vita la collezione! Per il resto facciamo tutto insieme, dalla scelta dei tessuti, ai dettagli alla scelta dei capi da aggiungere o eliminare.
S: Nel nostro caso siamo diventati prima colleghi e poi amici, pur avendo studiato insieme, non avevamo mai legato particolarmente anzi...A-lab ci ha uniti, e col tempo il rispetto lavorativo reciproco si è trasformato anche in amicizia.
Sul logo accanto a “A-Lab” c’è scritto “made in Italy”. Credete che nel panorama odierno, di una Cina dominante, una India che avanza e poi delle varie Romania etc, il "fatto in Italia" conti ancora? Se sì perché?
A: Deve contare, e dico deve, perché dobbiamo fare in modo che sia così. Il made in Italy fa parte della nostra cultura, ha reso grande il nostro paese, e dobbiamo fare in modo di riportarlo alla luce, non solo con un'etichetta, ma come vero e proprio patrimonio culturale ed economico. Certo, è difficile, questo implica dei costi molto più alti e spesso l'acquirente finale non è così attento ma credo sia importante rieducare il nostro paese all'attenzione per la vera qualità, l'attenzione nei dettagli, meglio poco ma buono. Adesso tutto si è mischiato, fast fashion, pret à porter, dobbiamo rimettere i puntini sulle "i".
La collezione di quest’inverno si chiama A-lchimia, perché?
S: Abbiamo lavorato sul concetto base degli alchimisti, trasformare la materia grezza in oro. Nel nostro caso abbiamo usato tessuti tecnici o “poveri” per creare mini-dress preziosi, quasi couture attraverso tagli scultorei, ricami e dettagli sartoriali.
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Se una blogger vi chiede un vestito in prestito per un suo shooting voi che fate? Come vedete il rapporto blogger-case di moda?
A: Lavoriamo tantissimo con il mondo del web, ci piace, è immediato, veloce e ancora abbastanza libero. Cerchiamo di soddisfare tutte le richieste, ma non avendo una collezione grandissima, non è sempre facile.
Un consiglio: quest’inverno non esco senza…
S: La giacca “Nehru” in tessuto simil-neoprene, con ricami e foderata in seta stampata!
Brand e comunicazione. Qual è il mezzo più efficace secondo voi? Carta stampata, internet o tv e perché?
A: Sono tutti estremamente importanti, raggiungono obbiettivi differenti e spesso target differenti.
Internet, come dicevo prima, è immediato, veloce e l'informazione arriva, colpisce e se ne va...ed è fantastico! La carta stampata è come una foto, un'istantanea...un momento catturato nella storia che rimarrà per molto tempo, ha un valore, quasi emotivo. La tv...non mi piace, non la guardo...
di Lucia Del Pasqua









